serradellacontessa.jpgSerra della Contessa è “il nome che appare per la prima volta su un documento del 1474″. Si riferisce al terreno sul Monte Serra, un altura di natura vulcanica non molto lontano dall’Etna.

Così dopo lo straordinario Pietramarina, torniamo nel cuore della Sicilia un rosso altrettanto sorprendente sempre di Benanti e  dell’enologo Salvo Foti. Il Serra della Contessa rappresenta un’espressione unica e autentica del terroir, ma anche e soprattutto della tradizione vinicola più antica, con i suoi impianti secolari di Nerello Cappuccio e Nerello Mascalese. Due vitigni autoctoni che hanno rischiato l’estinzione, ma che, per fortuna, stanno conoscendo un nuovo splendore, grazie alle loro straordinarie caratteristiche qualitative.

Tutti i vitigni sono coltivati ad alberello, una tipologia di impianto antica e caratteristica del Meridione: le viti sono allevate come piccoli alberi, l’espansione vegetativa è limitata e non sono necessari spalliere e pali di supporto. Inoltre la notevole densità di impianto, favorisce la profondità delle radici e la conseguente ricchezza di estratti di cui si trova espressione compiuta nel bicchiere.

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kolbenhof.jpgCaratteristico dell’Alto Adige, il Traminer è un vitigno tipico noti fin da epoche lontanissime. Il suo nome compare per la prima volta nell’XI secolo e prende il nome da Termeno, antico villaggio la cui storia è segnata dalla tradizione vitivinicola.
Successore del Traminer è una sua variante evolutiva, ovvero il più noto Gewurtztraminer, dove il prefisso “gewurtz”, dal tedesco “speziato”, meglio si interpreta come aromatico. Sono proprio l’intensità e la ricchezza dei suoi profumi a decretare il grande successo di questo vino, oggi, come un tempo presso le corti asburgiche.

L’azienda J. Hoftstatter, nata da un’avventura iniziata nel secolo scorso, oggi è guidata da Martin Foradori e pur avendo raggiunto dimensioni produttive notevoli, conserva lo stesso spirito di allora, fortemente innamorata della sua terra, della sua storia e, ovviamente del suo vino.

Molti i capitoli da approfondire di una così ampia offerta, quale quella proposta da Hoffstatter. Iniziamo da un bianco, particolarmente rappresentativo del territorio, un Gewurtztraminer, per l’appunto, che prende il nome dalla tenuta in cui sono coltivate le uve: il Kolbenhof, sui cui “caldi pendii esposti al sole mattutino“, “i Gesuiti di Innsbruck […] vinificarono dal 1722 al 1773, anno di scioglimento dell’ordine“.

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agnello-pasquale.jpg

L’Agnello Pasquale è un dolce tipico siciliano che solo a Favara, un paese nelle vicinanze di Agrigento, trova la massima espressione qualitativa e artistica. L’agnello è preparato con la pasta reale, a base di mandorle e contiene un ripieno di pasta di pistacchi di Bronte, mentre il vello è realizzato con lo zucchero.

Tale preparazione perpetua un’antichissima tradizione, che affonda le sue origini in epoche lontanissime: dagli arabi ai conventi che perfezionarono la realizzazione di questo dolce, fortemente simbolico.

L’agnello, infatti, simbolo di sacrificio per antonomasia, si identifica come Gesù Cristo stesso, che si immola per redimere gli uomini.

La parola Pasqua dunque, che letteralmente indica un “passaggio” con riferimento alla fuga degli ebrei dall’egitto, assume un forte significato di speranza e rinascita, appropriato in un momento così triste e difficile.

I miei più cari auguri per una Pasqua serena.

maritozzi-quaresimali_sml.JPG

Tutti conoscono il famoso “maritozzo” (con la panna, spesso e volentieri), eppure non a molti è nota la versione quaresimale, tipica romana.
Si tratta di un maritozzo più piccolo, diverso nell’impasto, simile ad un panino dolce arricchito con pinoli, uvetta e canditi, nato per sopperire alle ristrettezze del rigido digiuno quaresimale e forse dimenticato proprio per il decadimento del rigoroso rispetto dei precetti religiosi.

Oggi, infatti, non è facile trovarlo, se non in poche pasticcerie tradizionali e solo qui a Roma (per chi fosse curioso, l’Antica Pasticceria Faggiani in Via Giuseppe Ferrari è una di queste).
C’è da dire infatti, che sotto il nome di “quaresimali” troviamo dolci completamente diversi in altre zone d’Italia. In Toscana per esempio, troviamo dei biscotti scuri, caramellati, a forma di lettere: A (alfa), O (omega), M (memento). Mentre in Sicilia, sono dei biscotti secchi, simili ai cantucci.

Tante ricette, frutto di storie diverse, che come fili, hanno tessuto la nostra storia e le nostre tradizioni.

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