Feb
25
Mezzi rigatoni con cavolo nero e speck
Archiviato in Primi, Ricette | 8 Comments
Invitante e saporito accostamento dai tratti forti, che trae spunto da un’antipasto rustico tutto toscano assaggiato da Daniela a San Casciano dei Bagni. Nasce così un primo piatto piatto facile, da fare la domenica in compagnia e senza impegno, se volete, una sorta di versione invernale dei maltagliati speck e salvia.
Ideale per questo primo un taglio di pasta corta, che ben raccoglie il condimento, come i mezzi rigatoni del Cav. Giuseppe Cocco, rinomatato pastificio di Fara San Martino in Abruzzo.
Insomma quattro ingredienti, anzi cinque con il Parmigiano Reggiano per un ideale itinerario del gusto attraverso cinque diverse regioni italiane. E per omaggiare anche il sud, accompagnamo il tutto con un buon Nero d’Avola: fruttato e con acidità sostenuta smorza la latenza amarostica del cavolo e contribuisce a contenere la grassezza dello speck.
Feb
22
5 Stelle Sfursat di Valtellina DOCG 2004
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“…fa vini potenti e assai” - Leonardo Da Vinci
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La produzione vinicola della Valtellina iniziò con i romani che portarono qui la vite dall’attuale Liguria, Piemonte e Lunigiana, riscontrando un territori particolarmente vocato alla viticoltura, che perdurò anche nei secoli successivi, accompagnando peraltro straordinari prodotti gastronomici.
Per via di una diversa esposizione, la coltivazione della vite prevale sul lato destro dell’Adda, dove sono ben visibili i terrazzamenti detti terragne, che caratterizzano il paesaggio e complicano il faticoso lavoro dei viticoltori, proprio come in Liguria.
Rappresentativo di questa terra è lo “Sfursat”, “sforzato” in dialetto, ovvero il vino ottenuto da uve Nebbiolo, qui detto Chiavennasca. “Sforzato” perchè la vinificazione prevede, l’utilizzo di uve sovrammature attraverso l’appassimento sui graticci per circa 3 mesi.
In questo modo aumenta la concentrazione degli zuccheri nell’acino con un conseguente aumento del grado alcolico del vino (15%), ma anche degli estratti.
Vino magistralmente realizzato dalla Nino Negri, azienda storica della Valtellina, casa vinicola fondata nel 1897.
Feb
19
Ricette: castagnole di Carnevale
Archiviato in Dolci, Ricette | 9 Comments
Dopo le castagnole fritte e al forno, secondo la ricetta di Igino Massari, una nuova golosa proposta, richiesta espressamente ad Andrea Fusco, chef del “Giuda Ballerino!”.
Niente burro, un impasto vellutato e cremoso, ideale per realizzare facilmente castagnole da manuale.
E una tira l’altra!
Feb
16
Carrettieri a vino
Archiviato in Approfondimenti, Storie di gusto | 6 Comments
Un vecchio e caratteristico “Vini e oli”, incontrato per caso qualche tempo fa, mi ha permesso di accennare all’antico mestiere dei “carrettieri a vino”, personaggi di folclore ormai scomparso.
Si tratta di uno dei mestieri dimenticati, ma che un tempo animava la città ed aveva un ruolo molto importante: portare il vino dai Castelli a Roma.
Il mestiere non era dei più semplici: viaggiare allora significava esporsi alle intemperie, alle aggressioni e percorrere strade molto meno agevoli rispetto alle attuali, per di più di notte e a bordo di un piccolo carretto a volte impiegando anche dodici ore, per portare il vino agli osti romani.
Il mestiere nacque con la coltivazione della vite ai castelli e con Roma, così fin dai tempi della Roma antica, esistevano carrettieri. Nel medioevo divennero parte della corporazione dei fabbri, che ferravano i cavalli e solo successivamente nacque la corporazione dei carrettieri, detta anche dei “mulattieri”, di cui si avranno testimonianze scritte solo a partire dal 1643 con riferimenti ad oltre due secoli prima.
A sottolineare il ruolo fondamentale per la comunità vi è un editto del 1656, emesso dal Cardinal Sacchetti, che impone la percorribilità delle strade dai Castelli a Roma ed il transito dei carrettieri.
Nel 1792 un’altro editto riprende la regolarità del lavoro dei carrettieri affinchè non diluissero il vino con acqua, sottraendone delle parti.
Nell’Ottocento il carrettiere divenne un soggetto ricorrente nelle opere che ritraggono gli usi e costumi di Roma e del Lazio. Lo ritroviamo nelle incisioni di Pinelli e di tanti altri artisti italiani e stranieri, affascinati dalle bellezze romantiche della capitale.
L’usanza termina nel secolo scorso e un’ultima testimonianza si può osservare nel museo di Roma in Trastevere, in cui è esposto un carro originale che terminò il servizio negli anni ‘50.
Feb
12
"Giuda Ballerino" a Roma
Archiviato in Ristoranti, Soste golose | 14 Comments
Perla rara nel panorama capitolino, Giuda Ballerino non lascia spazio a dubbi: cucina di grande livello, confermata ormai da una solida posizione ai vertici nella ristorazione romana. Piatti interessantissimi, equilibri articolati e ben costruiti, rimandi alla tradizione ma anche innovazione, sperimentazione e cura nella selezione della materia e nell’esplorazione delle sue potenzialità.
Queste in sintesi le impressioni a caldo sulla cucina dello chef Andrea Fusco. Una cucina d’autore, con qualche vetta di creatività, che rompe gli schemi, lasciando spazio a qualche piccola, giocosa, provocazione.
Il locale prende il nome dalla famosa esclamazione di Dylan Dog ed il mondo del fumetto rappresenta il leit motif del ristorante: in sala ambiente dal design moderno e luminoso, si stagliano su tavoli e pareti candide le sagome in ferro battuto dei segnaposto raffiguranti Cattivik, Lupo Alberto, Diabolik, Corto Maltese e tanti altri personaggi.
Ma cominciamo dall’inizio…












