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Vero è che in cucina ci si sbizzarrisce di più - e molto molto più facilmente - con primi piatti e dolci, ma c’è qualcuno che fa eccezione. Così stavolta io c’entro ben poco a dire il vero, perchè per questo piatto interviene tutta l’esperienza di mia mamma che ha una spiccata predilezione per i secondi, specie se di carne.

Arriva così questo filetto di maiale, morbido e saporito, stemperato dall’aceto balsamico ed impreziosito dal mirto insieme ad altre erbe aromatiche, che arricchiscono il piatto con profumi e sapori molto suggestivi.

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fontalloro.jpgSarà la la poesia scritta nei profili del paesaggio dalla mano del tempo o il garbo gentile di una natura amica e spontanea, dove nulla è per caso.

O forse una risposta è scritta nel suo nome di origine etrusca, Fèlsina: “Qualcosa che si sente nell’aria. In relazione con la qualità della luce, con i profumi della terra e del vento, il mutare delle stagioni e il silenzio delle notti.”

Sicuramente Felsina è uno di quei luoghi dove tornare e che una volta scoperti, diventano un punto di riferimento, un rifugio sicuro, oggi come un tempo per i viandanti sulla Via Francigena.

Siamo a sud-est di Siena nel cuore della Toscana, alle propagini meridionali del Chianti Classico, dove lo sguardo arriva fino all’Amiata ed oltre verso Montalcino e poi verso il mare, attraverso la Maremma. Un luogo vocato al vino, sospinto dalla presenza di un terroir d’eccezione, ricco e vario, corrispondente all’incontro tra le zone rocciose del chianti e quelle argillose delle crete senesi.

In questo luogo, nella fattoria di Felsina Berardenga, nasce il Fontalloro, eccellenza vinicola italiana, in grado di unificare attraverso un’attenta vinificazione di Sangiovese in purezza, l’espressione di due terroir che ben si integrano in un vino possente ma di fine eleganza.

Paradossalmente la capacità di attingere da vitigni diversi collocati in terreni differenziati, impedisce al Fontalloro di fregiarsi del riconoscimento DOCG, in quanto i vitigni nelle Crete Senesi sono al di fuori dell’area del Chianti Classico ed in quella del Chianti dei Colli Senesi.

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gallo-nero.jpg

Come si mangiava nel basso medioevo?

Sapori forti e speziati sono solo un volto di una gastronomia fantasiosa e inaspettata, in grado di trovare originali equilibri.

Il ristorante il Gallo Nero a Siena, nei pressi di piazza del Campo, propone una cucina quanto più fedele ad alcuni ricettari medioevali, come il famoso Libro de arte Coquinaria di Mastro Martino da Como.

Un’occasione ludica per risvegliare il fascino di sapori antichi e, a volte dimenticati.

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lago-di-corbara-cabernet-sauvignon.jpgTra le famiglie di orignine contile che in epoca feudale s’insediarono sul territorio posto alla destra del fiume Tevere, la famiglia dei Montemarte fu senza dubbio una tra quelle dominanti, presidiando con i castelli di Montemarte e di Corbara le aree ad est di Orvieto verso Todi” (da la Storia del Castello di Corbara)
 
Torniamo alla scoperta dell’azienda agricola Castello di Corbara, di cui abbiamo già assaggiato il Grechetto, per commentare il Cabernet Sauvignon Lago di Corbara, un rosso decisamente riuscito.

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gnocchi-alla-romana_sml.JPGRitorniamo sulla scia della “romanità” con un piatto sicuramente meno popolare della mitica carbonara, seppur altrettanto tipico ed antico. Si tratta degli gnocchi alla romana, ovvero dischetti dorati, come monete, a base di semolino.

Una sorta di polenta rivisitata con l’aggiunta di formaggio e uova e questo, insieme alla presenza del burro, adombra la veridicità di un’origine veramente autoctona. Secondo alcuni infatti, il piatto avrebbe un’origine piemontese ed i tratti, più sobri e delicati e soprattutto lontani dai sapori forti della cucina romana, lo potrebbero confermare.

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