tagliolini-con-le-telline_sml.JPGDopo gli spaghetti alle vongole arriva una rivisitazione, non tanto nella forma e nella presentazione, quanto nei contenuti, ovvero negli ingredienti, come spesso la cucina odierna ci insegna: prendere spunto da ricette tradizionali ed aggiungere, togliere o modificare qualche ingrediente nuovo e selezionato (e quando scrivo questo penso al classico “cacio e pepe” che un po’ tutti hanno riproposto con o senza mille varianti).

Al gusto il risultato ovviamente è leggermente diverso rispetto agli spaghetti con le vongole: complessivamente più morbido e delicato e con un gusto più rotondo dato dalla pasta all’uovo e ben accompagnato dalle telline, meno sapide rispetto le vongole.

E visto che gli spaghetti con le vongole erano un classico nelle cene estive della mia infanzia, ho pensato che proprio questo piatto potesse partecipare al mitico concorso 80’s Restyling indetto da Salsina-di-sapa!

Dedicato a tutti i reduci delle ormai improbabili esperienze culinarie degli anni ‘80, a chi è cresciuto con il Nesquik e ora solo Domori gran Cru, a tutti gli ex-paninari del “troppo giusto” che hanno rinnegato i fast-food e a tutti i novelli e impavidi esploratori delle frontiere del gusto e della buona tavola!
 
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spaghetti-con-le-vongole_sml.jpg

Forse è il più classico tra i classici della cucina di mare, un piatto che ha attraversato immutato intere generazioni di cucina dagli anni ‘60 ad oggi. Un piatto il cui segreto è nell’estrema semplicità e nel gusto eccezionale, ad una condizione: che la materia prima sia di ottima qualità.

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terre-brune.jpgIl Carignano del Sulcis è un vitigno di origine spagnola che in Sardegna trova condizioni ideali, rispondendo per altro con ottima tolleranza al clima caldo e ventoso che caratterizza l’isola.

Coloro che non annoverano la Sardegna tra le regioni in grado di produrre vini di alto livello, possono essere facilmente smentiti dal Carignano Terre Brune di Santadi: un capolavoro di ricchezza ed espressività sorprendenti, firmato Giacomo Tachis.

Nel bicchiere si presenta di color rosso rubino cupo, impenetrabile. Al naso offre profumi molto intensi ed un grande quadro olfattivo: riconoscimenti di frutta rossa, cuoio. Una nota terrosa, note di resina, mirto, macchia mediterranea. Gustativa potente ed avvolgente che esprime una vibrante sequenza di sensazioni, in un impianto complessivamente equilibrato, sferico. Finale prolungato con ritorno di mandorle e frutta rossa. Grande personalità e carattere.

in un angolo delizioso del centro storico, già affollatissimo di ristoranti e locali , troviamo un’interessante novità nella ristorazione capitolina. Siamo da “Grano” in piazza Rondanini, a pochi passi da Piazza Navona.

Design centrato su tonalità di bianco, introducono in un locale accogliente e solare. Il servizio è cortese e ci introduce un menù interessante ma non ampissimo, che lascia intravedere le origini partenopee dello chef Danilo Frisone.

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In queste calde serate estive si può risolvere una cena leggera pescando qualche prelibatezza in una buona gastronomia.

Protagonista a fianco alla burrata di Andria, ai pomodorini arrosto e alla pizza genovese, tutte specialità nostrane, è la cecina de Leon, un salume squisito, saporito che per caratteristiche è proprio una via di mezzo tra il prosciutto e la bresaola. Sul sito del consorzio IGP è definita come “carne bovina seccata e affumicata proveniente dalla parte posteriore dell’animale. La cecina presenta esteriormente un colore tostato-abbrustolito, leggermente scuro, dovuto al processo della elaborazione. “

Molto interessante è la storia di questo salume noto fin dal I° secolo d.C. (e non dal IV secolo a.C. come riportato erroneamente qui) secondo la testimonianza di Lucio Giunio Moderato Columella, nel suo “De re rustica”.

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