riesling.gifConcediamoci, una volta tanto, di valicare le Alpi e arrivare nel cuore dell’Europa, in quello spigolo di Francia che insiste sulla Germania: l’Alsazia.

Qui le viti sfidano temperature rigide ed è qui che scopriamo un vitigno straordinario, il Riesling, che si traduce in un bianco straordinario e di ottima resa a distanza di quasi 10 anni.

Il Wolfberger è un Riesling fresco e minerale, un bianco vivace e memorabile. Si presenta di color giallo paglierino netto. Già a bicchiere fermo, sprigiona profumi intensi di agrumi che si amplificano, successivamente, agitando il bicchiere. Si evidenzia così la nota minerale. Notevole l’acidità al palato, pieno e sapido al gusto. Finale dolce, con ritorni di cedro e ancora minerali, lunghissimo, molto persistente. In una parola, spettacolare.

Talvolta, disconstandosi dai percorsi più noti, ci si imbatte in piacevoli sorprese.
Il Cesanese del Piglio, DOC tipica del Lazio, si produce esclusivamente in una piccola area laziale in provincia di Frosinone, con uve di Cesanese o Cesanese di Affile, per una quota pari almeno al 90%. Un ottimo vino che ben accompagna la cucina laziale, soprattutto in fredde giornate invernali.

Le Antiche Cantine di Mario Terenzi è un’azienda familiare che di padre in figlio tramanda un’antica tradizione, giunta ormai alla quinta generazione. Puntano tutto sui vitigni autoctoni: Cesanese nostrano, Cesanese di Affile e Passerina del Frusinate.

Di color rosso rubino, con evidente inclinazione al violaceo, il vino esprime un naso fine ed asciutto dove prevalgono le note floreali di viola appassita, ciclaminoinsieme a sentori speziati, di pepe nero. Attacco piuttosto vivace, tannino presente ma ben modulato, avvolgente e caldo per il notevole grado alcolico. Finale piacevolissimo con ritorno di pepe nero. Ottimo con petto d’anatra arrosto.

…e così continuando a passeggiare per le stradine di Castelbuono, ci si imbatte in una trattoria curata ed accogliente, sopita in un vicolo nascosto. Benvenuti da Nangalarruni, ovvero lo scacciapensieri…Qui una mano sapiente trasforma in squisite proposte, funghi porcini di primissima qualità che crescono poco lontano, nei i boschi delle Madonie, tra lecci, castagni e querce secolari, piccoli preziosi doni della Natura.

Lasciamoci dunque trasportare da ottimi tagliolini con ortica e funghi porcini. Il piatto, nella sua semplicità offre un accostamento che racchiude tutti i capisaldi della cucina di Giuseppe Carollo: l’uso della miglior materia prima locale, i funghi in primis, ma anche le erbe selvatiche, come appunto ortica, il tutto nel rispetto della tradizione, con un pizzico di creatività. 

E’ così che nascono altri piatti straordinari come il filetto di maialino nero dei Nebrodi (presidio Slowfood) in crosta di manna, mandorle e pistacchi e il cosciotto di agnello ripieno alla menta. Dolci tradizionali, come l’antica testa di turco, di origine araba a base di crema di latte con una sfoglia sottile di pasta fritta.

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locandagamberorosso.gifE’ uno spettacolo scendere dal monastero di Camaldoli, attraverso il parco delle Foreste Casentinesi,  a Bagno di Romagna. Proseguendo fino a San Pietro in Bagno, si giunge alla Locanda del Gambero Rosso e ci si sente a casa. Spiegano: “il nome deriva dall’Osteria del Gambero Rosso citata nel Pinocchio di Collodi”.

La cortesia e la passione della famiglia Saragoni, che gestisce la locanda dal 1951, vanno ben oltre la migliore accoglienza ed ospitalità.

Giuliana Saragoni, chef autodidatta è ai fornelli, mentre il marito si intrattiene con gli ospiti, guidandoli pazientemente, affinchè comprendano il valore e la qualità di una cucina povera, antica, che, con un pizzico di fantasia, ha creato e tramandato piccoli capolavori culinari realizzati con i semplici ingredienti della tradizione rurale.

La cucina è quella tipica del Casentino e dell’Alta Valle del Savio ed il menù, un piccolo libretto tutto da sfogliare ne racconta alcune storie. E’ il caso dei tortèlle in tla lastra, I tortelli sulla lastra, così chiamati perchè cotti su una lastra di pietra arenaria rovente. Semplici tortelli di acqua e farina ripieni con patate e quanto offre la stagione: zucca, cavoli, o cardi selvatici. Si continua con i Basotti, tipico sformato di tagliatelle e con i passatelli, una pasta a base di pane, uova e formaggio.

Ci mostrano con orgoglio la foto, uno chef giapponese che ora li prepara a Tokio, dopo aver studiato ed appreso molto dalla creatività della cucina italiana. Un dettaglio forse, ma su cui vale la pena riflettere.

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trecento_bossi-fed.jpg300. Trecento gli anni da cui l’azienda dei conti Bossi-Fedrigotti si occupa di vino.

Una storia lunga, che ci riporta lontano nel tempo, quando l’imperatrice Maria Teresa d’Austria concesse al conte Gianpietro di Rovereto, la licenza per distribuire il vino in tutto l’impero Austro-ungarico. Tempi di grande sviluppo. Poi, in età napolenica, la crisi. 

Nel XX secolo, sarà il conte Federico Bossi Fedrigotti ad impostare la produzione secondo concetti moderni, impiantando la coltivazione di vitigni tipici bordolesi, oltre alla conservazione dei vitigni autoctoni.

Trecento nasce da uve Teroldego in purezza, uno dei miei vitigni preferiti. A distanza di 5 anni, il 2002 si presenta al vertice dell’espressività e ricchezza, pur lasciando intendere la possibilità di ulteriore evoluzione. Il colore è un rosso rubino netto, piuttosto scuro con un’evidente unghia granato. Spiccano prufumi tipici varietali di frutta matura, prugna, ma anche una nota scura, chinata, di grafite. Al palato è avvolgente, carnoso. Il tannino molto leggero e morbido, conferma la sensazione di pienezza e rotondità. Ottimo con arrosto, brasato, funghi porcini e formaggi stagionati. 

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